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SABATO 27 GIUGNO 2026
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ECONOMIA · CALDO LAVORO

Caldo estivo e salute dei lavoratori: 1,5 milioni a rischio

Con il picco delle temperature, 1,5 milioni di lavoratori italiani sono esposti a rischi per la salute. Roma, Milano e Napoli sono le città più colpite; CGIL e Greenpeace chiedono interventi urgenti.

Lavoratore in cantiere sotto il sole estivo, simbolo del rischio caldo Foto
Il caldo estivo mette a rischio la salute di milioni di lavoratori in Italia

Le ondate di caldo che hanno caratterizzato l’estate italiana stanno minacciando la salute di circa 1,5 milioni di lavoratori. Il fenomeno, segnalato da CGIL e Greenpeace, è già definito un’emergenza per la sicurezza sul posto di lavoro.

Entità del problema

Secondo i dati raccolti, il 25% dei dipendenti a rischio si trova nella Capitale, dove sono circa 427.000 le persone esposte a temperature superiori ai 30 °C per più di otto ore al giorno. A Milano la situazione è altrettanto preoccupante, con 347.000 lavoratori (14% del totale), mentre Napoli registra 133.000 soggetti (19%). Queste cifre mostrano come le aree urbane più densamente popolate siano anche le più vulnerabili.

Le conseguenze sulla salute e sulla produttività

Il caldo estremo può provocare colpi di calore, disidratazione, affaticamento e peggioramento di patologie croniche. Per i settori che richiedono sforzo fisico – edilizia, agricoltura, logistica – il rischio di incidenti aumenta in modo significativo. Oltre al benessere dei dipendenti, le aziende rischiano cali di produttività e costi aggiuntivi per assenze e cura medica.

Le richieste di CGIL e Greenpeace

Le due organizzazioni sindacali hanno avanzato una serie di proposte: adeguamento della normativa sul lavoro in ambienti caldi, introduzione di pause più frequenti, fornitura di acqua potabile e abbigliamento traspirante, nonché la possibilità di riorganizzare i turni nelle ore più fresche della giornata. Inoltre, chiedono incentivi per l’adozione di tecnologie di raffrescamento passive negli spazi di lavoro.

Cosa possono fare datori di lavoro e dipendenti

  • Monitorare costantemente le temperature in loco e attivare piani di emergenza.
  • Instaurare pause idratanti ogni due ore, soprattutto per chi svolge attività fisiche intense.
  • Predisporre aree ombreggiate o climatizzate dove possibile.
  • Educare i lavoratori ai segnali di allarme del colpo di calore.

Affrontare il problema con misure concrete non è solo una questione di rispetto per il lavoratore, ma anche una scelta strategica per mantenere competitività e ridurre costi legati a infortuni e malattie.

Domande frequenti

Quanti lavoratori sono a rischio per il caldo in Italia?

Secondo le stime, circa 1,5 milioni di dipendenti sono esposti a condizioni termiche pericolose.

Quali città hanno il maggior numero di lavoratori a rischio?

Roma, Milano e Napoli sono le tre aree più colpite, con oltre 900 000 persone totali.

Quali misure suggeriscono CGIL e Greenpeace?

Pianificare pause idratanti, adeguare la normativa, fornire abbigliamento traspirante e riorganizzare i turni.

Il caldo può influire sulla produttività aziendale?

Sì, aumenta le assenze per malattia, i rischi di infortuni e i costi sanitari.

Articolo a cura della redazione, realizzato rielaborando informazioni da fonti pubbliche e verificabili. Hai notato un'imprecisione? Scrivici tramite la pagina Contatti.

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